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D’O – Cornaredo: “Chiedetemi come ho mangiato da Davide Oldani”

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Mi sono regalata un pranzo al D’O per i miei 30 anni. Ho aspettato così tanto solo per una ragione: bisogna aver un buon motivo per sopportare l’attesa di qualche mese che richiede la prenotazione. Soprattutto per una golosa come me, che si sveglia al mattino con in mente un cibo particolare e pretende che sia nel suo piatto nel più breve tempo possibile. Ora troverò inaccettabile che possano esserci altri mesi tra me e la mia prossima visita.
Ne vale la pena? Sì. Sì, perché Davide ti apre la porta e si presenta. Sì, perché il locale non ti mette a disagio. Sì, perché i camerieri sono giovani e gentili, e sono disponibili a darti consigli sui piatti o sul vino, senza guardarti dall’alto in basso. Sì, perché viene Davide al tavolo a chiederti cosa vuoi mangiare. Ti consiglia di temporeggiare tra una portata e l’altra e ti confessa le sue preferenze culinarie. E soprattutto, sì, perché questo simpatico ragazzo della porta accanto ha inventato la cipolla caramellata che, per quanto mi riguarda, ha alzato i termini di paragone nella mia scala di gradimento del cibo.
Facciamo chiarezza sui prezzi (il menù è affisso fuori dal locale per gli scettici): il menù degustazione costa 32 euro, bevande escluse, e comprende 4 portate. I vini vanno dai 16-20 euro a bottiglia in su, con un’ottima cantina. Noi abbiamo optato per la carta, spendendo 104 euro (52 a testa, per essere chiari), ordinando: 2 antipasti, 2 primi, 1 secondo, 2 dolci, 2 calici di vino (6 euro a calice), 1 bottiglia d’acqua, 2 caffé. Di solito non amo fare le pulci allo scontrino, ma ho letto un sacco di commenti del tipo “Non è vero che costa poco”, etc. È stato di certo il pranzo più costoso della mia vita, ma se non avessi voluto altrimenti sarei andata a mangiare un tramezzino al bar. Non vai in un locale del genere se non hai voglia di assaggiare tutto e se non sei disposto a spendere qualcosa in più. È l’equivalente di due cene in pizzeria, ma vale cento volte tanto. Mangiando 4 portate.

Ma parliamo di cibo. La lista è stagionale, se non addirittura mensile, quindi a parte alcuni piatti fissi, non so se avrete a disposizione la mia stessa scelta.
Azzerate tutte le vostre concezioni sugli abbinamenti tra diversi sapori. Se è la vostra prima visita, siete praticamente obbligati a mangiare la cipolla caramellata: è commovente. Nel mio caso è stata la summa di tutti i sapori che mi legano all’infanzia.
Altro antipasto il Caldo Freddo etc ai funghi: goloso. Poi io ho assaggiato un riso al pepe, riduzione al marsala e pane e il mio compagno dei gnocchi di zucca con caviale arancione: piatti con molta personalità, insoliti, che all’inizio lasciano un po’ perplessi, ma alla fine pulisci il piatto. Secondo: fegatini “brulé”. La consistenza di questo piatto è fenomenale. Sembra fondente di fegatini, qualcosa che si scioglie in bocca. La meringa al pistacchio che l’accompagnava era surreale. Dolci: zabaione con puré alla vaniglia e sfera di cioccolato con mostarda di carote. Ecco, l’unica pecca è forse la scelta del nome dei piatti, che non sempre è funzionale. Al momento di ordinare il dolce, il cameriere mi aveva avvisato che la proporzione era più carote che cioccolato, infatti lo chiamerei potpourri di carote e altri elementi, che ci stavano benissimo ma non sono riuscita a identificare, con due sferette di cioccolato, un semifreddo di carote, tutto innaffiato da una salsa calda di carote. Be’, Davide dovrebbe rendere pubblica questa ricetta e insegnarla a tutte le mamme, perché nessun bambino si riufiuterebbe mai di mangiare le carote in questo modo!

Le porzioni sono giuste, non stucchevoli, e permettono di spaziara tra diverse portate, assaggi ideali per essere divisi tra commensali (come ci è stato suggerito per il secondo). Il menù che consiglio: le cipolle caramellate (se in stagione), un primo, un secondo e un dolce. Si vive una volta sola. 😉

Visitato a Ottobre 2013

Trovi la recensione di TripAdvisor qui.

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