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Casa Ramen – Milano: “Italia-Giappone e ritorno”

Il mio primo incontro con il ramen è stato in una sera di qualche anno fa, dopo la mezzanotte, sul divano di casa: facendo zapping qua e là, mi imbatto nel film The Ramen Girl. Abby (interpretata da Brittany Murphy) è una ragazza che ha deciso di seguire il fidanzato in Giappone, per poi essere mollata impietosamente in un paese straniero. Disperata, trova rifugio nel ristorante sotto casa e cerca di convincere in tutti i modi il burbero proprietario a insegnarle l’arte del ramen. Fin qui, tutto è abbastanza prevedibile, compresi gli addestramenti stile Karate Kid, se non che una domanda inizia a frullarmi nella testa: “Tutto questo sbattimento per una zuppa?”. La risposta è sì.
Lo sa bene Luca Catalfamo, lo chef di Casa Ramen a Milano, minuscolo ristorante nel quartiere Isola che ha fatto del ramen la sua vocazione.
Fermo subito gli scettici: ramen cucinato da un italiano?
Se questo italiano è riuscito a conquistare un posto al Museo del Ramen di Shin-Yokohama è di certo l’artenativa più pratica che avete, a meno che non vogliate prendere un aereo e volare in Giappone.

Zero prenotazioni

Un paio di settimane fa, una mia amica mi propone questa cena un po’ insolita: “Dobbiamo essere là almeno alle 7, perché non si può prenotare, ha una ventina di posti, cucina solo ramen (o quasi)”. Le scrivo un paio di locali in alternativa di cui avevo letto qualche recensione, ma l’idea di questo posto mignon con la fila fuori iniziava già a ingolosirmi.
Con una puntualità da manuale ci siamo presentati alle 19 davanti al locale, ancora chiuso: 2 entusiaste e 2 scettici. E non eravamo nemmeno i primi!
Alle 19.30 guadagno l’attenzione della cameriera e, finalmente, ci sediamo, condividendo il lungo tavolo di legno con altri avventori.
Come dice il sito: “Just walk in and enjoy!”.

Piccoli piatti e snack (leggasi: antipasti)

Un giovane cameriere ci porta il menù e dell’acqua. Incuriosita, leggo subito le alternative di ramen proposte. Poi, mi concentro sui “piccoli piatti e snack“, la mia più grande tentazione: avrei assaggiato tutto!
E più o meno, essendo in quattro, abbiamo provato tutta la lista.
Tra gli antipasti e snack, sul podio salgono:

  • Kim Pollo Karage: bocconcini di pollo fritti, saporitissimi e profumati alla menta, con una maionese al pistacchio
  • Kakuni: bocconcini morbidissimi di pancia brasata di maiale, con arachidi e senape, accompagnati da una ciotolina con del riso per fare la scarpetta
  • Bao ai funghi: un sofficissimo panino al vapore, quasi etereo, ripieno di funghi shitake

Già dagli antipasti, si capisce che il ragazzo con il maiale ci sa fare: quella pancia brasata si scioglie in bocca!

E considerando che il suo ramen ha come ingrediente principale il maiale, be’, l’inizio sembra promettente.

Il ramen

Casa Ramen propone 5 alternative: Tonkotsu, King Tonkotsu, Miso on Fire, Veggie e Noodles Doppio Peperoncino (guardate nella gallery per leggere gli ingredienti).
Ultimamente ho avuto qualche problema di digestione con alcune cotture del suino, ma avere un’amica farmacista ti garantisce del Plasil prêt-à-porter. Quindi, ho pensato: “F***, si vive una volta sola!” e voglio assaggiare questo ramen. Così ho scelto il King.
Il brodo tonkotsu, quello preferito dallo chef tra i tanti della tradizione, è ottenuto dalla cottura di ossa di maiale, lasciate cuocere per 12-14 ore a fuoco alto: il risultato è un brodo vellutato, dal profumo intenso e dalla consistenza leggermente gelatinosa. Se state pensando “Che pesantezza!” oppure “Bleah!”, sbagliate. Nulla di più lontano! Il brodo è delizioso e delicatissimo.
I noodles hanno il giusto corpo e, nonostante i consigli, non si incollano se si aspetta troppo a mangiarli. Il maiale, come sospettavo, è cucinato in maniera ec-ce-zio-na-le: si scioglie letteralmente sul palato e la consistenza del brodo non lascia che i sapori si annacquino. Buone anche le verdure, ma decisamente passano in secondo piano: la rockstar è il porco!

Abbiamo provato il King Tonkotsu, il Miso on Fire e uno dei due scettici ha provato i Noodles Doppio Peperoncino.
Il sapore dei primi due è abbastanza simile, la nota piccante del Miso on Fire si sente sul finale, ma non stona, anche se ho preferito il ventaglio di sapori ben distinti del Tonkotsu. I Noodles Doppio Peperoncino sono decisamente infiammabili e il nostro scettico temerario li ha gustati, ma si è pentito di non aver preso un brodo classico.
Il verdetto? King Tonkotsu nel cuore.

Il dolce

Eh, come si fa a dire di no al dolce. Soprattutto se è un tiramisù al tè verde. Il sapore del tè si sente forte e chiaro, ma forse la consistenza grassa del mascarpone è un po’ troppo, dopo tutto quel maiale. Buono, ma lo lascerei dopo un pranzetto più leggero o… alleggerirei la ricetta.

Lo chef

Luca è spuntato con i suoi tatuaggi a fine cena, giusto in tempo per darci dei consigli su come proseguire la serata, prendersi i dovuti complimenti e confermare le mie supposizioni sulla panatura del pollo. Anche se ogni cinque minuti la porta del suo locale si apriva all’ingresso di potenziali clienti a caccia di un miracoloso posto a sedere, Luca Catalfamo non se la tira per niente. Bravo.

Cosa fare dopo

Se siete stati fortunati a sedervi al primo turno, quando uscirete da Casa Ramen saranno circa le 21.30. Ci siamo fatti quindi consigliare dallo chef in persona un locale a pochi passi da lì: The Botanical Club (Via Pastrengo, 11), un delizioso gin bar, dove mi sono innamorata di… Linda! Ma questa è un’altra storia.

La digestione

Nonostante aver assaggiato praticamente tutte le proposte della carta, aver fatto il bis di pollo, aver pulito a specchio la scodella del ramen di maiale, bevuto birra e/o vino e concluso con sakè e dolce, la cucina di Casa Ramen si è fatta spazio con piacere nel nostro stomaco, senza appesantirci o assopirci, ma regalandoci sazietà, soddisfazione e buon umore.

CASA RAMEN

Via Porro Lambertenghi, 25
20159 Milano
02 39444560
aperto da martedì a sabato
12.30 – 15.00 / 19.30 – 23.30
casaramen@gmail.com

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