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Lunga vita all’uovo di Pasqua!

Pasqua è appena passata e se siete stati fortunati (come me!) la vostra cucina è disseminata da fagotti di carta metallizzata contenenti uova di cioccolato più o meno spezzettate e assaggiate.

E qui si pongono due problemi:

  • va bene che la Pasqua è arrivata prima, ma lo spettro della prova costume si sta già scavando la sua ripida strada nelle nostre menti;
  • cedere alle tentazioni è facilissimo, ma passato l’entusiasmo iniziale l’uovo di Pasqua perde buona parte del suo fascino fotografico ed estetico.

Che si fa per non chiudere i rimasugli di uova in una scatola e trovarli il prossimo anno (sì, mi è capitato giusto settimana scorsa)? Pane e cioccolato a nastro? Valangate di pain au chocolat? Gelato alla stracciatella? Tartufi all’olio d’oliva come se piovessero? E qui torniamo al problema numero uno.

Organizzare cene con gli amici e portare in tavola quel cartoccio argentato con pezzi di cioccolato smozzicato e già un po’ di patina bianca? Ecco il problema numero due!

La lampadina mi si è accesa quando appena prima di Pasqua ho raschiato avidamente il fondo del barattolo di Nocciolata Rigoni di Asiago e alla sera sarei dovuta andare a fare la spesa. Dilemma: la ricompro, sapendo che a breve avrei avuto la casa invasa da cioccolato o no?

No. Me la faccio da sola.

Ora, so perfettamente che la Nocciolata sopra citata (bio, veg, kosher, senza lattosio) è uno dei prodotti più buoni che esistano (caro signor Rigoni di Asiago, continuerò a mantenere alte le sue vendite). E che il cioccolato che compone il 90% delle uova di Pasqua non è esattemente il fondente al 70% consigliato perfino dall’Organizzazione Modiale della Sanità. Ma, schifezza per schifezza, tanto vale rendere la “schifezza” più dosabile, spalmabile e durevole.

L’operazione è facile, il dosaggio degli ingredienti è imprevedibile. Ma il processo consente errori e aggiustamenti, fino a ottenere il risultato desiderato. Perché? Perché ogni uovo di cioccolato è a sé. La percentuale di cacao varia dal 30% al 75%, tutto il resto (burro di cacao, latte, zucchero, oli di dubbia provenienza) sono miscelati a piacere per formare il resto della massa. Quindi, non scandalizzatevi (li avete mai letti gli ingredienti della Nutella?) e preparatevi a sperimentare.

Nota bene: ho espressamente escluso le nocciole tritate o la pasta di nocciole da questa ricetta. Sia ben chiaro, le adoro, ma visto che si tratta di un “riciclo”, l’aggiunta di nocciole avrebbe aumentato di circa il doppio il prodotto finale. In sostanza: mi lamento che ho un uovo di Pasqua da finire e mi trovo con 4 barattoli di crema alla nocciola. Non ha senso.

Crema spalmabile al cioccolato

  • cioccolato delle uova di Pasqua ridotto in pezzi
  • cacao amaro
  • olio di semi di girasole
  • zucchero di canna (facoltativo)
  • fantasia

Preparazione

Procuratevi dei vasetti con il tappo a vite, lavateli molto bene e sterilizzateli. Per un uovo da 300 gr vi serviranno circa due vasetti da 150 ml. Pesate il cioccolato e scioglietelo a bagnomaria o al microonde, mescolando spesso.

Quando è completamente sciolto, aggiungete all’incirca quanto vi consiglio sotto, a seconda del tipo di cioccolato usato.

Cioccolato fondente: contiene meno zucchero e meno burro di cacao. Quindi evitate il cacao amaro, ma aggiungete zucchero a piacere (fossi in voi inizierei con con 1 cucchiaio ogni 100 gr e aggiustare poi, ma se vi piace strong, potete anche evitare) e 3 cucchiai di olio di semi di girasole ogni 100 gr.

Cioccolato al latte: contiene già molto burro di cacao, quindi aggiungete 1 cucchiaio di cacao amaro e 2 cucchiai di olio di semi di girasole ogni 100 gr di cioccolato.

Cioccolato bianco: è tutto zucchero e burro di cacao. Aggiungete giusto 1 cucchiaio di olio di semi di girasole ogni 100 gr, giusto per renderlo spalmabile. Siete dei professionisti della caloria, comunque!

Ora, con l’aiuto di un frullatore a fruste, amalgamate perfettamente tutti gli ingredienti, assaggiate, e se il sapore vi convince, continuate a mescolare fino quasi a raggiungere la temperatura ambiente, altrimenti aggiustate di zucchero o cacao.

Seguendo la vostra fantasia, potete arricchire con cannella, zenzero, peperoncino, scorze di arancia candita e tritata, oppure usare l’olio di nocciole, invece che quello di semi, per un gusto più… nut!

Invasate, tappate, etichettate.

Non vi preoccupate se ottenete un composto più liquido di quanto previsto nel vostro immaginario, si rapprenderà a mano a mano che raggiunge la temperatura ambiente. Se preferite conservare la crema il frigorifero (ma non è necessario: il cioccolato e l’olio si conservano perfettamente a temperatura ambiente, lontano da fonti di calore), aggiungete più olio di semi o vi troverete un blocco inspalmabile.

Ora usate la crema a colazione o a merenda sul pane, per farcire torte, biscotti, per accompagnare il gelato o il caffé, in tutte quelle ricette che prevedono l’uso di crema al cioccolato…

Oppure infiocchetatela e regalatela, insieme a tanti sensi di colpa.

 

2 Kommentare

  1. Ciao Chiara, ma se uso l’olio di semi di mais è la stessa cosa?
    (so che ti sto facendo una domanda da ignorante, ma ci provo lo stesso… 😛 )

    • Chiara Francesca Zucco says

      Sì, certo! L’importante è che sia un olio dal gusto non troppo marcato! 🙂 Fammi sapere!

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