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Birra Moretti Le Regionali: bocciate

Qualche settimana fa me l’ero presa con i giudici di MasterChef, oggi è il turno dello chef stellato Claudio Sadler e del Sommelier (e Presidente ASPI) Giuseppe Vaccarini. Il motivo? La linea di Birra Moretti Le Regionali.

(Certo, per essere una che si sta facendo strada nel food, non è una scelta tattica vincente, penserete voi. La sincerità forse non paga, ma spero almeno il mio karma ne trarrà giovamento.)

Come avrete letto, sono stata Identità Golose, e sono stata invitata a partecipare alla degustazione delle due nuove birre regionali: la Pugliese e la Lucana.

Per chi non lo sapesse, la linea Le Regionali di Birra Moretti è nata dall’idea di poter abbinare la birra ai piatti, proprio come si fa con il vino.

“… Ingredienti selezionati perché in grado di celebrare il patrimonio gastronomico del nostro Paese, rendendo omaggio alle Regioni italiane e alle tipicità dell’area geografica di riferimento. Per questo le birre della gamma Birra Moretti Le Regionali, seppure ottime gustate da sole, si prestano a sperimentare abbinamenti sempre nuovi con i piatti della nostra tradizione, esaltando con la loro personalità inimitabile la varietà e la ricchezza della cucina italiana.” (Fonte: ASPI)

Detta in poche parole, sono state studiate le ricette tipiche di alcune regioni italiane, si è fatta una ricerca sui prodotti che le stesse regioni potevano offrire e con questi si sono “arricchite” le birre, così che potessero andare a braccetto piatti di cui sopra. E il cerchio si chiude.

Ma c’è un “ma”. E anche bello grosso.

Prendiamo, ad esempio, una delle due new entry, la Pugliese, in cui “fico d’india e grano arso donano a questa birra dalla spiccata personalità un sapore secco con note fruttate”.

Io l’ho assaggiata, e il fico d’india si sente forte, chiaro, dolce con un finale di bruciato (pardon, caramello) del grano arso.

A noi comuni mortali, ma pure a Google, se dite “ricette tipiche pugliesi”, pensiamo subito alle orecchiette con le cime di rapa. A spingerci più in là, abbiamo riso e cozze, le friselle e, assurte all’olimpo degli street food, le mitiche bombette.

Con la birra al fico d’india. (Che in Puglia nemmeno è DOP, mentre in Sicilia sì).

Ma passiamo alla Lucana, il secondo nuovo gusto. Alloro e orzo maltato. Più buona e versatile della Pugliese, nella quale però l’alloro regala un po’ un retrogusto di arrosto. Certo, è una birra profumata e intensa. Dalla brochure illustrativa, la si auspicherebbe abbinata a fritture di carne, pesce e verdure.

Ora, capisco che non si potesse fare la birra al canestrato (formaggio, ndr) o al pane di Matera. Ed effettivamente sì, la Basilicata è gran produttrice di orzo, poi maltato (perfino la Baladin ha scelto questa regione per il suo approvvigionamento).

Ma l’alloro non è, anche in questo caso, un po’ più… siciliano?

Ecco.

Be’, se ve lo state chiedendo, la Birra Moretti alla Siciliana è aromatizzata da una selezione di fiori di zagara. Almeno gli agrumi ci sono!

Ma il sapore che più mi ha sconvolto, forse per mia regionalità, è la Piemontese: riso Sant’Andrea e… mirtillo rosso (rosso, non nero).

Nulla da dire sul riso Sant’Andrea, che guai a chi ce lo tocca! Ma… il mirtillo rosso? Non posso neanche chiedervi cosa vi siate bevuti, perché è ovvio. Ma tra tutti i prodotti tipici, DOP, IGP, PAT che il Piemonte offre, ma proprio il mirtillo rosso?

C’erano le nocciole delle Langhe, le pere martin sec, le pesche, perfino le ciliegie di Pecetto! Potevate metterci anche cugnà a cucchiaiate ed eliminare addirittura la birra dalla bottiglia. Perfino la salsiccia di Bra!

Ecco. Io la birra alla Piemontese l’avevo già assaggiata un paio di volte, e senza essere una sommelier né uno chef, vi dico già subito di non abbinarla alla pizza gorgonzola e radicchio, ma nemmeno all’affettato. Non oso immaginare possa venir fuori se l’abbinassi alla bagnacauda o ai plin.

Perché questa scelta?

Visto che ho il dono della diplomazia, questa domanda è stata posta prima al sig. Vaccarini che, un po’ imbarazzato, ha lasciato che fosse lo chef Sadler a rispondermi. La risposta è suonata più o meno così: “In Piemonte non si mangia solo bagnacauda e plin”. Vero, o a botte di aglio e acciughe non avremmo una vita sociale.

Io non sarò un sommelier né uno chef stellato, ma forse, si sarebbe dovuto fare proprio come con il vino, dove è il vitigno a scegliere l’abbinamento, in fin dei conti. Forse si sarebbe dovuto lavorare sulle combinazioni di luppoli, orzo, farro e riso e lasciare che fosse il loro bouquet a decidere se andare a braccetto col capocollo, con le lasagne o con i tortelli di zucca.

Caro Baffo Moretti, mi sei sempre stato simpatico, sul serio. La tua birra ha accompagnato mille grigliate e mille cene con gli amici durante l’arco della mia vita. La “Morettona da 66” è sempre stata accolta con gioia sulle nostre tavole. Punta piuttosto sulle Speciali, la tua Bianca è stata una bellissima sorpresa!

Le Regionali non mi convincono e non credo mi convinceranno. Mi dispiace.

P.s. Se anche voi volete ripetere il mio esperimento, scegliete la vostra Regionale, abbinatela alla vostra cucina e ai prodotti tipici della vostra terra. Vi lascio a disposizione questi documenti, che da brava secchioncella ho spulciato e consultato, e che hanno confermato le mie perplessità.

2 Kommentare

  1. IOLANDA SAIA says

    E brava Chiara! Come sempre schietta, sincera e molto secchiona! Ehm… volevo dire ‘molto preparata’! A quando una bella Morettona insieme’ 😉

    • Chiara Francesca Zucco says

      La maestrina dalla penna rossa accetta sempre molto volentieri una Morettona! Purché non ci siano dentro cose strane! 😉

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