Intervista a Chiara

Questa intervista è solo un estratto di una lunga conversazione che ho avuto con Federico Di Leva, copywriter e novelist. Ho la fortuna di collaborare con lui da alcuni anni, in questa giungla che è il nostro lavoro da freelance e dove un pasto caldo è il sogno di un’intera giornata di stenti.

Un blog di cucina! Ma dai? Non è proprio una gran novità…

attrezzi-13È vero, non si sentiva il bisogno dell’ennesimo blog di ricette, perché ce ne sono tanti. Questo, però, cerca un differente approccio al cibo e all’arte di cucinarlo. È un blog che non parte dalla ricetta, ma dagli ingredienti… da quello che ognuno di noi può trovare nel proprio frigorifero, quando torna a casa, la sera. Per questa ragione, quando descrivo una ricetta, suggerisco anche eventuali modifiche o ingredienti alternativi… perché, nel mondo vero, non si ha mai tutto quello che serve per cucinare, ma si cucina con ciò che si ha!

In questo blog parlo di ricette, di sapori, dei colori del cibo; e ne parlo a chi non sa cucinare e chi se la cava a malapena. Non mi interessano gli chef navigati e gli esperti. E vorrei che le mie ricette facessero venir voglia di provare… di lanciarsi! E, magari, che venissero modificate a piacimento (salvo poi farmi sapere com’è andata, ovviamente!).

Mi piacerebbe anche che le mie ricette fossero lette da non italiani. Da chi vive all’estero, o da chi si è trasferito nel nostro Paese e vuole saperne di più della cucina italiana.

Allora non è semplicemente l’ennesimo blog di cucina!

No, perché non nasce per l’ostentazione del prodotto culinario o la ricerca della novità e del virtuosismo. Io mangio quello che cucino, e cucino quello che mangio. È semplice.

Tutto quello che trovate qui è certificato, perché l’ho già preparato (e mangiato!) almeno una volta nella mia vita.

Inoltre, nel blog non raccolgo solo ricette, ma propongo anche suggerimenti per la strutturazione di menù: idee e consigli circa gli abbinamenti possibili tra sapori diversi. E non solo, perché i menù saranno redatti tenendo in considerazione anche i tempi ed eventuali preparazioni parallele, con ingredienti in comune (ad esempio, se dovete realizzare un piatto che contiene mezza cipolla, tanto vale che vi proponga accanto un piatto in cui utilizzare l’altra metà).

Infine, ne La Chiara d’uovo sono ospitate ricette dedicate al riuso degli avanzi e di quelle parti di ingredienti che, altrimenti, andrebbero sprecate (come nel caso della ricetta della padellata di carciofi, nella quale nella parte Trucchi&Segreti, spiego anche come preparare i gambi di carciofo lessati, per ridurre gli sprechi). E, sempre sul fronte del risparmio, spiego in che modo ottimizzare la spesa in vista di una cena o di un pranzo, rivelando qualche trucco per fare acquisti intelligenti e funzionali a ciò che si cucinerà.

Come è nata l’idea di creare La Chiara d’uovo?

Quella de La Chiara d’uovo è un’idea che parte da lontano. Me l’ha data mio cugino Stefano, mentre mangiava il mio pesce persico. Lui vive a Londra da anni, e mi ha fatto notare che, spesso, la cultura del cibo italiana sia pressoché sconosciuta all’estero. Mi consigliò così di scrivere un libro di ricette (How to be Italian in 30 minutes) che spiegasse agli stranieri in che modo avvicinarsi al gusto e alla cucina italiani. Accolsi la sfida, ma ben presto mi resi conto di non avere la costanza necessaria per scrivere un libro: necessitavo di scadenze, di qualcosa che mi spronasse continuamente. Così ho pensato ad un blog, nel quale spero i commenti delle persone, le richieste, le interazioni mi spingeranno a continuare, in questo mio progetto.

La Chiara d’uovo… perché ti chiami Chiara, giusto?

icone-08Questa è la parte ovvia, sì: La Chiara d’uovo, perché mi chiamo Chiara.

Ma non è solo questo. L’uovo, per me, ha un forte valore simbolico: i miei nonni Teresa e Paolo avevano un’azienda avicola (un posto meraviglioso, un vecchio filatoio, del quale si dice mio nonno si fosse innamorato al primo sguardo), con polli e galline che scorrazzavano dappertutto. E io con loro! Quindi l’uovo è per me l’immagine dell’infanzia, dei sapori genuini, di un passato vero, di nonne che cucinano.

Ora che i miei nonni non ci sono più, l’azienda è condotta da mia zia Roberta, che ogni volta mi chiede: “Se vengo lì a cena, cosa mi prepari da mangiare?”.

Non credo di aver mai mangiato un uovo che avesse più di una settimana!

Come mai non ci sono tante foto?

Perché sono cresciuta con i manuali di ricette in cui le foto erano rare, o molto anni ’80, o con scarabocchi e appunti di qualche parente in cui le dosi erano approssimative, e la preparazione anche. Perché la maggior parte delle volte improvviso. E poi, perché mentre si cucina trovo che si perda la concentrazione e la bellezza del momento nel fermarsi a fotografare un uovo sbattuto.

E poi, le foto demoralizzano, se il risultato non è identico. Per cucinare ci vuole immaginazione.

Non deve essere una descrizione scientifica, ma emotiva. Ci vuole un approccio, quanto mai, di pancia, e non di testa!

Che tipo di ricette possono trovare i tuoi lettori sul blog La Chiara d’uovo?

Tutti i tipi. Non sono specializzata in un settore in particolare. Ricette veloci (come il toast in padella, o cacio&pepe), perché le persone, oggi hanno poco tempo per cucinare. E poi, uso ingredienti che è facile trovare nei propri frigoriferi. La maggior parte delle volte uno li ha già.

Passione per la cucina, ma anche per il viaggio. In che modo sono legate queste due esigenze?

Capisci tanto di un popolo da come mangia.

Noi italiani, ad esempio, abbiamo un approccio alimentare fantasioso, ma fortemente legato alle tradizioni. Per questo siamo – e appariamo – casinisti.

E, poi, una persona si giudica anche dall’approccio che ha con il cibo: se il rapporto con il cibo è sano, è sana la persona. Ciò che mangi è ciò che diventi. È il modo in cui ti approcci alla vita.

In più, se sai quello che mangi (e conosci dell’ingrediente) sei consapevole. È una presa di coscienza.

Ed è anche un modo per stare in forma.

Per chi ti piace cucinare?

Per il mio fidanzato, per le mie amiche, per i miei amici, per i parenti… Se ti considero parte della mia famiglia, in automatico cucino per te. Cucinare è una forma di attenzione, coccole, amore. Una dimostrazione di affetto. E mi accorgo che se cucino per le persone che amo, i piatti mi vengono meglio.

Chi sono i tuoi idoli, fuori e dentro internet?

Chef Rubio (tutta la vita!), perché ha un approccio sanamente grezzo verso il cibo! Si vede che gli piace “magnà”. E poi è di Frascati, un paese che mi ha letteralmente adottato per sei mesi, durante un master.

Davide Oldani, per la sua cipolla caramellata, e perché è uno che, quando vai a mangiare da lui, ti apre la porta e si presenta. Come fa chiunque, quando invita gli amici a casa propria, a cena…

Joe Bastianich, perché, da amante della lingua italiana, non posso non amare il modo che ha di storpiarla (non mi ha mai diluso!)..

Che cosa non sopporti?

Non sopporto le abbreviazioni: EVO e LV… scrivete Extravergine di Oliva e Latte Vaccino, per favore.

Le cose date per scontate. Ho cucinato un panettone gastronomico, e si parlava della “tipica pirlatura dell’impasto” come se tutti i giorni si preparasse il panettone… ma per favore! Siate chiari! (e, no, adesso non vi dico che cosa significa… cercatevi il video su YouTube come ho fatto io!).

Le ricette che non partono dalla base, elencando, negli ingredienti cose come 1 Kg di frolla 0 500 ml di crema pasticcera. Ok, e come le faccio? Siamo sicuri che sia una ricetta rapida se devo aver già preparato tutta questa roba (che probabilmente non ho)?

Un’ultima domanda. Diciamoci la verità: le food blogger sono odiose, antipatiche, vanitose, e si credono chissà chi. Quindi, perché tu non sei una food blogger (anche se hai un blog di ricette)?

attrezzi-10Magari apparirò anche io così. Ma, se sono diversa, è perché non mi sono mai fatta problemi a far bruciare la torta, sporcarmi fino al gomito di farina, o ammettere che… non so fare le patate arrosto! E, poi, perché per me cucinare è un ottimo anti-stress e non deve essere una fonte di agitazione o di competizione con il mondo. Attraverso la cucina io, sempre di corsa e trafelata, trovo la calma. Se mi vedete arrabbiata, datemi un bicchiere di buon vino e chiedetemi di farvi un risotto!

1 commento

  1. PATRIZIA VALLOGGIA says

    MERAVOGLIOSA CHIARA , NON VEDO L’ORA DI CONOSCERTI, AVEVO SENTITO PARLARE DI TE , OGGI HO AVUTO IL TEMPO DI LEGGERTI PER APPREZZARE
    LA TUA VISIONE SUL CIBO E SULLA VITA ,CONDIVIDO…

    PATRIZIA

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